E anche il ministro Terzi scopre l’America latina

Scelgo un argomento particolare come post di apertura del blog che vuole essere un esempio di quanto spiegato nel “chi siamo”. L’Italia è tra quei paesi che, almeno a livello di classe politica, non ha mai mostrato particolare interesse ai moti di cambiamento che stanno interessando, e impegnano ancora, la maggior parte delle società latinoamericane. Questo è accaduto nonostante in quelle terre ci siano centinaia di migliaia di italiani residenti e qualche milione di discendenti. E anche quasi ignorando quella complementarietà produttiva tra quel mondo e il nostro, in modo particolare tra Italia, Argentina e Brasile.

Il nostro ministro degli Esteri, Giulio Terzi, pochi giorni fa, si è fatto scappare che l’America latina è un subcontinente ricco di opportunità per l’Italia e l’Unione europea in un’ottica di crescita, attivando una collaborazione sul modello delle piccole e medie imprese, dell’innovazione e delle smart city. Ma non è una novità e non dovrebbe esserlo neanche per un ministro e diplomatico di grido più disponibile a soffermare la sua attenzione sul mondo arabo, Medioriente in particolare, e sulle relazioni tra Roma e Washington. Una questione di inclinazione politica?

Non servono grandi sforzi per rendersi conto che nel panorama politico i partiti di centrosinistra sono quelli che tradizionalmente hanno rapporti privilegiati con il latinoamerica. Un po’ per quei sogni rivoluzionari dei vecchi dirigenti Pci sempre a caccia di un caso di rivoluzione da imitare, ma anche perché quelli in connessione più o meno stabile con le forze socialiste e socialdemocratiche di Centro e Sudamerica. Del centrodestra degli ultimi tempi si ricorderà un quasi plenipotenziario incaricato di fomentare nuove occasioni di dialogo con i governi di quel quadrante.

Sul campo, però, quello sociale e culturale, continuano a muoversi quegli attori invisibili, in testa gli addetti alla cooperazione allo sviluppo e qualche forma di solidarietà di natura religiosa. Oltre alle imprese, quelle che stanno sempre un passo avanti, ammesso che dietro non ci siano i suggeritori politici. Che non guasta in un sistema paese, ma oltre alla cooperazione economico-commerciale quando si riprende a parlare di democrazia e diritti umani? Perché il ministro parla del subcontinente come opportunità per la crescita. Qualcosa di cui approfittare. Poi dice che quelli si buttano a sinistra…

@eugeniobalsamo

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