Venezuela, torna l’opposizione e il governo setaccia il web

Nel bel mezzo di un vertice afro-latinoamericano in Nigeria la presidente brasiliana è stata forse l’unica, tra i big del subcontinente, a parlare con franchezza delle condizioni di salute di Hugo Chávez. Dilma Rousseff ha dichiarato di aver ricevuto notizie dalle autorità venezuelane secondo le quali i problemi respiratori del leader di Caracas «sono peggiorate». Quasi a voler respingere la tesi del governo chavista ha poi aggiunto di aver parlato con il ministro degli Esteri venezuelano, Elías Jaua, che ha assicurato che la situazione sarebbe «bajo control». La versione ufficiale, comunque, è che l’evoluzione dell’intervento del 11 dicembre «non è stata favorevole» e che, dopo il suo ritorno in patria, Chávez prosegue il suo ciclo di terapia all’ospedale militare Carlos Arvelo.

Come stanno le cose lo si può comprendere dal grande attivismo di Nicolás Maduro, erede designato alla presidenza. È lui che l’opposizione considera lo sfidante di elezioni inevitabili. Un aggettivo, questo, desumibile anche dalle parole di Blanca Mármol, ex giudice del Tribunal supremo de justicia. Mármol è netta: un eventuale giuramento in ospedale sarebbe del tutto incostituzionale, nonostante il massimo organo giudiziario abbia accolto la tesi del parlamento circa la possibilità di posticipare il giuramento inizialmente previsto il 10 gennaio. Peraltro, aggiunge, è fuori discussione che la forma “segreta” dell’atto sarebbe contraria alla Carta. Interpretazione che spiega le ragioni della sua destituzione dalla corte a dicembre, insieme ad altri sei giudici non allineati alle esigenze del chavismo.

A considerare obbligato il ritorno alle urne è l’opposizione che ha già cominciato a farsi rivedere nelle piazze chiamando all’unità di tutti i partiti anti chavisti. Presenza forte quella di Antonio Ledezma, sindaco metropolitano della capitale che ha spiegato la linea delle opposizioni: indicare subito un candidato unico alla presidenza. Parole che fanno intendere che, probabilmente, non ci sarà ricorso alle primarie di coalizione. Il tempo sembra prezioso, come per il governo che, come ha spiegato il ministro dell’Interno,  Néstor Reverol, è già al lavoro sul web: la polizia scientifica setaccia la rete e i social network colpevoli, a suo dire, «di fomentare e organizzare la destabilizzazione del paese». A ottobre Henrique Capriles c’era andato vicino dimostrando che la non imbattibilità di Chávez. Questa volta, dunque, si gioca d’anticipo su entrambi i fronti, soprattutto considerando che il ritiro costretto del presidente, per implicita rinuncia o morte, è un fatto che gioca a favore dell’opposizione.

@eugeniobalsamo

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