Un pontificato complesso per il continente delle ideologie

Per anni si è detto della necessità di un pontefice latinoamericano. Quella è un’area da ri-evangelizzare, ultimamente troppo affascinata dalle nuove chiese pentecostali. Dagli anni Novanta il cattolicesimo ha visto mettere in discussione la sua culla più importante, numericamente determinante per l’universalità dell’organizzazione: da una parte le adunanze evangeliche, dall’altra i movimenti politici e sociali di impronta marcatamente riformista. Attori che hanno saputo sfruttare la palese lontananza “pratica” delle gerarchie cattoliche dai bisogni di sempre delle collettività che, a un certo punto, hanno voluto mettere in discussione tutto, dalle ricette economiche alle scelte di politica estera. È noto che la Santa sede non ha mai gradito l’affermazione di governi “fuori dagli schemi” e proprio a Buenos Aires si consuma l’esempio più concreto.

Bergoglio_Kirchner_2

L’avversione di Jorge Mario Bergoglio all’amministrazione di Cristina Fernández è nota, come nota è l’antipatia dei kirchneristi più convinti verso l’ex arcivescovo della capitale e, in generale, verso le gerarchie di una chiesa che considera un pericolo le aperture della classe dirigente ai diritti civili. Un ritorno agli anni Settanta con il suo interrogativo sulla titolarità del progresso umano. Spetta al governo accompagnare l’essere umano nel cammino del suo riscatto sociale? E in che modo? O è ancora la chiesa a doversi occupare dell’individuo cercando di dividere l’aspetto spirituale da quello materiale? Ammesso che, dicono i progressisti, i due aspetti siano realmente scindibili.

Tra le accuse più recenti mosse alla chiesa cattolica c’è la sua – in parte innegabile – inclinazione al “lusso”, agli affari, alla politica nonché una provata incapacità di fare mea culpa sugli errori commessi al suo interno. E all’intromissione negli affari interni di un paese che, spinto da elezioni democratiche, ha deciso di cambiare rotta, o semplicemente di raggiungere lo stesso fine facendo ricorso a modalità diverse. Significativo è quel «diabolico» usato da Bergoglio per definire la decisione del governo argentino di concedere il matrimonio omosessuale, accogliendo istanze precise dell’opinione pubblica. Come sempre, diritti versus fede, una partita che non avrà mai fine.

L’Argentina, spinta dal suo tradizionale campanilismo, ha salutato con favore l’elezione di Francesco I dopo che avevano corso “il rischio” di vedere un brasiliano salire al soglio di Pietro. Ma, al tempo stesso, ha portato alla riflessione i più critici, quelli che ammettono e apprezzano la insolita semplicità dell’ex primate, ma non dimenticano il troppo silenzio della chiesa – e talvolta la collaborazione – con i regimi militari nella parentesi più buia, dal 1976 al 1983. Chiedendosi, dunque, se un uomo sfiorato da dubbi e da accuse sia degno di essere messo alla guida del Vaticano, soprattutto nel momento in cui ha bisogno di dar di sé un’immagine diversa. Ma la semplicità di Bergoglio farà i conti con la sua impostazione che è più che chiara: la non negoziabilità di alcuni principi è fuori discussione.

Una scelta, quella fatta in conclave, molto politica e geopolitica. Da dove ripartire se non da quelle terre più facilmente suggestionabili e inclini, per storia e tradizione, al rapporto con la chiesa. E non è difficile prevedere che tra le righe delle prossime encicliche ci saranno riferimenti alle “sbandate” prese dal latinoamerica che tanto hanno ricordato quei venti della Teologia della liberazione. Dal canto suo anche Barack Obama ha salutato con favore l’arrivo di un pontefice con queste caratteristiche. Del resto, la chiesa cattolica è stata un alleato fedele degli Stati Uniti quando c’era da tenere a bada, e soffocare, certe “bizzarrie” socio-politiche. Questa è una lettura esasperata di un evento storico che qualcuno, in fondo, immaginava diverso. Perché guardare all’America latina è pensare alle centinaia di sacerdoti di frontiera che hanno ben chiaro il “compromesso” tra principi e realtà. Che spesso è devastante, disarmante, specchio di un paradosso fatto di enormi ricchezze e potenzialità accompagnate dalla povertà cronica figlia di una distribuzione della ricchezza che ha costantemente incontrato ostacoli, uno fra tutti la agiatezza della chiesa temporale a due passi da favelas e villas miserias.

Un pontificato complesso, questo sarà quello caduto sulle spalle di Bergoglio. Rimarrà deluso chi ha inizialmente pensato a un’impostazione quasi terzomondista per la quale, in verità, non c’è più spazio. Politica ed economia sono cambiate. Il Brasile, esempio più evidente, con la sua marcia pragmatica, si trova ai vertici della comunità internazionale, mentre avanzano le economie di quei paesi subcontinentali che hanno imparato a dire la loro nel grande gioco globale. Con una fermezza, sostenuta dai rispettivi popoli (ed elettorati), che, almeno agli occhi degli osservatori, renderà più appassionante una sfida che vedrà ancora aggrapparsi a quelle bandiere ideologiche di un passato difficile da cancellare.

@eugeniobalsamo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...